I versi perfetti di Sandro Penna
di Rose Gabarra

I versi perfetti di Sandro Penna
La voce di Sandro Penna si è presentata fin dall’inizio nell’assoluta purezza del timbro, nella classica semplicità del canto, trovando in ciò una forte singolarità. La brevità delle sue strofe, la cantabilità provocatoria e sempre dolcissima dei suoi versi, il riproporsi continuo del tema erotico omosessuale che ha fatto delle sue poesie il canzoniere d’amore probabilmente più intenso e originale del Novecento, si sono opposti in modo deciso ai termini correnti della poesia del suo tempo, coinvolta, ai suoi esordi, nell’esperienza ermetica.
Il caratterizzarsi figurativo e impressionistico della lirica penniana è indifferente ad un tratteggio psicologico dei personaggi, che compaiono invece come figure evocate nella brevità luminosa di uno scorcio, nella grazia senza commento di brevissime composizioni, che eludono, tra di loro, ogni forma di legame o di esplicito collegamento. Dunque la figura di Penna è positivamente eccentrica o anomala, per certi versi anarchica, in confronto al panorama letterario del nostro secolo. Una figura che, peraltro, rischia di non essere ben compresa se ci si limita a riproporre l’immagine prevalente che di lui si è cercato di dare, cioè quella dell’artista che, quasi per dono naturale, con un breve tocco stupisce o incanta per la raffinatezza a volte gioiosa, a volte malinconica e distratta dei suoi versi perfetti.
Sul campo aperto giuocano al pallone.
Il sole ora l’investe ora li lascia.
La camera d’albergo è del mio corpo
nudo agli specchi. E sconosciuta
è la città.
…
Ragazzi, questa sera
di giugno, non tornerà più mai.
Queste cose sapete.
Ma come dire, come dire a voi
quello che siete
questa sera.
Anche se le compagne,
oh quelle non vi ammirano.
Ma voi non vi curate
di loro, veramente.
Girate un po’ lontano
insieme (due gemelli?).
Vi abbracciate e fingete
quello che veramente
qualche volta succede.
…
Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.
…
I tuoi calmi spettacoli. La vita.
L’amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!
…
Solfeggio
La giovinezza è ancora mio appannaggio?
Già mi pare di sì ora che il vento
scompiglia dolcemente i miei pensieri
e la finestra è aperta, chiara e onesta,
e morta è nei miei versi la mia noia.
E’ durata due giorni la mia noia,
la triste noia fatta di parole
e di azioni convulse a mascherare
l’assenza di un amore, la mia prima
tregua nel mondo del mio disonore.
Sono stato due giorni senza amore:
ho veduto il più bello dei fanciulli
morire nel mio cuore senza un guizzo
come fa la candela senza cuore.
Ho poi veduto un tenero, un novizio
rossore su una gota calda e sola
e sola la ho lasciata raffreddare
come un vecchio maestro elementare.
Sorpreso ho infine casualmente il sesso
di un biondo marinaio aperto e onesto
(non domandate, cittadini, dove)
e non gli ho detto che non era solo.
Non domandate, amici, perché tace
anche il biondo battello sotto il sole;
nel suo beccheggio sono le sue parole
ma il mio silenzio era privo di sole.
La giovinezza è ancora mio appannaggio?
Già mi pare di sì ora che il vento
scompiglia dolcemente i miei pensieri
e, la finestra è aperta, chiara e onesta,
e morta è nei miei versi la mia noia.
E’ durata due giorni la mia noia.
…
Appena entrato, il vino
gentile della pioggia, in acqua sporca
si muta …
Le poesie sono tratte dalla raccolta poetica Croce e delizia (1927-1957).
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