Retrospettive
di Alex Neverseen

Una prosa inedita di Alex Neverseen
penetrazione interrotta da un inidoneo flusso di coscienza.
dimostrazione lampante di un retaggio anacronistico.
e invece poteva essere soffice, tornando all’assoluto di un feroce abbandono necessario forse, limite della ragione, imperterrito nel perseverare.
giocava con il movimento e sentiva l’asprezza del cambiamento.
saltava su pensieri normali, per chiudersi all’inconscio, spesso brillante, altre volte latente.
il dovuto si confondeva quindi col potuto o quanto meno tentato.
la cultura che circondava l’accadimento era spesso più influente del cuore.
il respiro si faceva alterato, per abitudine o rinuncia.
le luci erano variabili, a seconda del caso, in quel caso.
il tempo era importante finché lo si considerava.
sentire il traguardo vicino e fermarsi ad allenare la propria abilità di resistenza era un frequente accadimento.
illudersi di compire un obbligo senza tuttavia portarlo a termine mai, faceva parte del gioco.
il banale ricopriva di ridicolo le ostentazioni di timori e lo strascico di questo fatto oscurava l’esterno.
le domande erano troppo frequenti là fuori, a momenti assordanti, impossibili da rispondere.
il gesto quindi continuava i suoi effetti al di fuori di esso.
uno dei pochi casi, forse l’unico, in cui ci si accorge di qualcosa che è stato anche senza averlo vissuto.
dolore, rabbia, incontinente esplosione di ripensamenti, abbandono, rassegnazione, ricerca di continue distrazioni, fallimenti, contentini, dannazione delle cifre, irritabilità e stabilità precaria, sono ormai quotidiana banalità, pericolosa, dannosa, stridente il limite tra possibile e rifiuto, con rischio di prevaricazioni.
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