
Certe affermazioni di Pier Paolo Pasolini erano vere e attuali all’epoca in cui furono pronunciate e – purtroppo – lo sono ancora di più oggi. Sono la prova che la democrazia resta l’inganno più eloquente della società contemporanea, in quanto le relazioni sociali sono viziate profondamente dalla sudditanza culturale che vivono gli elettori odierni, non solo in Occidente. Gran parte del corpo elettorale, plagiato ad arte dai mezzi di comunicazione, contestualmente specchio e braccio della società dei consumi citata da Pasolini, è divenuta una massa incancrenita, inabilitata a un corretto esercizio del diritto e dovere di voto. La democrazia funziona in presenza di regole che equilibrano i componenti, portatori di interessi spesso contrapposti.
Le regole possono anche essere valide – pensiamo alla Costituzione, somma regola dell’ordinamento giuridico – ma tra i componenti fondamentali, il corpo elettorale è reso fantoccio, di fatto inabilitato a compiere il suo dovere, inaffidabile nel suo stesso interesse. Pertanto i frutti di una (...) CONTINUA...
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Una scrittura frenetica, rabbiosa, dura ma anche divertente. Sintassi irregolare, eppure immancabilmente chiara. Dialoghi lucidi e crudi. Punteggiatura incostante. Un racconto tormentato e irrequieto scorre nelle oltre 400 pagine che compongono In un milione di piccoli pezzi (2003), il primo romanzo di James Frey, sceneggiatore statunitense nato nel 1969.
Il romanzo è incentrato sulla storia di un ventitreenne dipendente da sostanze stupefacenti (prevalentemente crack) e dall’alcol, ricoverato nel migliore centro americano di disintossicazione. James, nome del protagonista (nonché dell’autore!), si confronterà con la furia interiore che lo porta, da ormai dieci anni, a farsi e a distruggere tutto ciò che lo circonda. Una furia che si manifesta spesso in presenza dei suoi genitori: “loro si sforzano di amarmi, io li ferisco.”
L’autore rivela ogni minuzioso dettaglio dell’esperienza di James: al lettore non è risparmiato nulla, nessun ricordo, nessuna debolezza,(...) CONTINUA...
Il nervosismo e l’incertezza che dominano le convulse giornate successive alla sentenza sul Lodo Alfano sono all’improvviso squarciate da una notizia in qualche modo spiazzante: l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace al presidente USA Barack Obama.
Il fatto, che pare abbia colto di sorpresa perfino lo stesso Obama, è destinato a suscitare reazioni controverse presso l’opinione pubblica internazionale. Perfino i più entusiastici sostenitori del primo presidente di colore nella storia degli USA non possono che interrogarsi di fronte a una decisione sicuramente condivisibile per vari aspetti, ma che ha il torto di appare precipitosa e prematura.
Non è certo in discussione la caratura politica e morale del personaggio, che in pochi mesi è riuscito ad assurgere a un ruolo simbolico che va ben oltre la sfera del politico, quasi un Messia, la personificazione tangibile di una speranza vagamente connotata di tinte utopiche, avvert(...) CONTINUA...




