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	<title>Levia Gravia &#187; prosa e racconti</title>
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	<description>Rivista online di culture contemporanee</description>
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		<title>Letteratura e storia. La trilogia della macchina di Miljenko Jergović</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 13:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Stanca</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[antonio stanca]]></category>
		<category><![CDATA[La trilogia della macchina]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e storia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Miljenko Jergović]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 2002 al 2007 il giovane scrittore bosniaco Miljenko Jergović è stato impegnato nella “trilogia della macchina”, tre romanzi che narrano del rapporto tra l’uomo e la sua automobile. Il primo s’intitola “Buick Riviera”, il secondo “Volga, Volga”, il terzo “Freelander”. Questo, uscito nella versione originale nel 2007, è ora comparso in Italia per conto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.reset-italia.net/wp-content/uploads/2010/06/foto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42711" title="Trilogia della macchina" src="http://www.reset-italia.net/wp-content/uploads/2010/06/foto-175x300.jpg" alt="Miljenko Jergović - trilogia della macchina" width="175" height="300" /></a>Dal 2002 al 2007<strong> il giovane scrittore bosniaco Miljenko Jergović </strong>è stato impegnato nella “trilogia della macchina”, tre romanzi che narrano del rapporto tra l’uomo e la sua automobile. Il primo s’intitola “Buick Riviera”, il secondo “Volga, Volga”, il terzo “Freelander”. Questo, uscito nella versione originale nel 2007, <strong>è ora comparso in Italia</strong> per conto della casa editrice Zandonai.<br />
<span id="more-215"></span></p>
<p>Jergović ha quarantaquattro anni, è nato a Sarajevo nel 1966, qui è vissuto fino al 1992, si è laureato in Filosofia e Sociologia, dal 1993 vive e lavora a Zagabria. Ha esordito come poeta nel 1988, come scrittore nel 1994 col famoso “<strong>Le Marlboro di Sarajevo</strong>”, una raccolta di racconti che gli ha procurato molti riconoscimenti e lo ha reso famoso oltre i confini della sua terra. Ha continuato come giornalista, redattore, drammaturgo, traduttore, conduttore televisivo e soprattutto come scrittore. Le sue narrazioni sono state spesso premiate e tradotte in molte lingue: è considerato il maggiore dei nuovi scrittori della Ex Jugoslavia. Suo genere preferito è il racconto breve, il suo stile è vario, dal periodo molto ampio a quello brevissimo, dai toni alti a quelli bassi. Anche nel contenuto si alternano temi ricercati ad altri comuni, quotidiani. Vero, autentico vuole riuscire in tal modo questo scrittore, della vita egli vuol dire, di come è fatta, di quanto comprende, di ciò che avviene, di chi la vive. Ad essa vuol far aderire la sua scrittura,  alla vita della vecchia Jugoslavia, ai suoi gravi avvenimenti, alle guerre esterne ed interne, alle distruzioni, crudeltà di ogni genere  successe quando inconcepibile era ormai divenuta tanta violenza nei rapporti umani e sociali.</p>
<p>Della sua vecchia terra scrive Jergović nelle numerose opere perché di essa intende recuperare lingua, religione, costumi, quanto, cioè, la distingueva e ne faceva una nazione. Un’aspirazione difficile la sua se si tiene conto che molte sono le etnie che in Jugoslavia si sono succedute, incontrate, scontrate, che controverso è stato il loro rapporto, impossibile una loro combinazione, che tante sono state e sono rimaste le lingue, le religioni e le usanze. Questo non ha fatto desistere Jergović ma lo ha convinto che tanta varietà e vastità non è un problema bensì un segno distintivo che andava cercato in ogni luogo della passata Jugoslavia. Così ha proceduto nelle sue narrazioni e così ha concepito l’idea del viaggio che fa compiere al protagonista di “Freelander”. Un viaggio, infatti, permette di venire a contatto con tanti luoghi, tante persone, di vivere tante situazioni. Il viaggiatore è il professore Karlo Adum che, con la vecchia e inseparabile Volvo, dopo circa cinquant’anni va da Zagabria, dove è vissuto, a Sarajevo, dove è nato. Ora è solo, è vedovo, è pensionato ed una circostanza particolare lo convince ad andare a Sarajevo e percorrere tanti chilometri. Porta con sé una pistola per difendersi da eventuali pericoli e passa attraverso città, villaggi, campagne dove visibili sono i segni di una recente guerra. Sono immagini, paesaggi di rovina, di miseria, di pena, di dolore, di morte quelli che gli si offrono, sono pericolosi gli incontri che fa per strada o nei locali dove si ferma per mangiare o dormire e sono soprattutto ricordi quelli che affiorano ad ogni passo. Anche questo è un libro di memorie e stavolta le memorie sono proprie dell’autore essendo il viaggio compiuto dal professore, da Zagabria a Sarajevo, quello che Jergović compie nel ricordo della sua vita passata. I luoghi attraversati da Karlo Adum con la sua Volvo sono stati dello scrittore ed essi egli vuole mostrare nelle condizioni degli anni precedenti, vuole rappresentare i danni che avevano subito da una delle tante guerre della Jugoslavia, le gravi conseguenze che ancora duravano. Vuole esprimere il suo sdegno per tanto male, denunciare i responsabili, entrare nella storia, giudicarla. Dalle piccole cose di ogni giorno Jergović muove, in questa e nelle altre opere, verso temi, tempi, spazi più ampi, dal caso procede verso la storia e di storia sono i suoi romanzi e racconti, di una storia che è stata crudele. Di essa egli fa letteratura, scrive, cioè, in modo da tradurre il documento in un racconto che ne estenda il significato, lo faccia giungere a tutti. E’ il compito che Jergović ritiene debba essere di ogni autore, quello di saper stare tra i propri ed i richiami della realtà, di non evadere dalla vita, dalla storia ma d’impegnarsi per diventare anche la voce degli altri.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonio Stanca</em></p>
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		<title>Un incubo meridionale</title>
		<link>http://www.leviagravia.it/2009/10/un-incubo-meridionale/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 11:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Gramer</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[meridione]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-158" title="040830tramonto" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/040830tramonto.jpg" alt="Foto di M. Migliardi" width="449" height="599" /><br />
<em>Foto di M. Migliard</em></p>
<p>A volte, in quei pomeriggi assolati quando la vita ti ha veramente stremato, è bello mandare tutto al diavolo, chiudere le imposte e lasciarsi sdrucciolare in un sonno morbido. La stanza passa in un istante dal giorno alla notte, e tutto sembra provvisorio e irreale. All’inizio il letto è freddo, e senti le lenzuola fredde sulla pelle esausta; ma è un fastidio piacevole, perché sai già che tra poco il tuo corpo le renderà tiepide e accoglienti, e ti sentirai tutt’uno avvoltolato in loro. Il letto ti conosce da sempre, ti assolve placidamente; quando torni in lui non devi spiegare niente, non c’è nulla di te che già non sappia. Allora la mente precipita, ed è dolce e spaventoso insieme, se ti fermi a pensarci. Ma in quel momento avverti solo una strana beatitudine, e una vertigine leggera come vino frizzante. E col respiro che incespica, senza quasi accorgertene, stai già varcando la Soglia.</p>
<p>Era un pomeriggio di quelli, e io ero g(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/un-incubo-meridionale/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-158" title="040830tramonto" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/040830tramonto.jpg" alt="Foto di M. Migliardi" width="449" height="599" /><br />
<em>Foto di M. Migliard</em></p>
<p>A volte, in quei pomeriggi assolati quando la vita ti ha veramente stremato, è bello mandare tutto al diavolo, chiudere le imposte e lasciarsi sdrucciolare in un sonno morbido. La stanza passa in un istante dal giorno alla notte, e tutto sembra provvisorio e irreale. All’inizio il letto è freddo, e senti le lenzuola fredde sulla pelle esausta; ma è un fastidio piacevole, perché sai già che tra poco il tuo corpo le renderà tiepide e accoglienti, e ti sentirai tutt’uno avvoltolato in loro. Il letto ti conosce da sempre, ti assolve placidamente; quando torni in lui non devi spiegare niente, non c’è nulla di te che già non sappia. Allora la mente precipita, ed è dolce e spaventoso insieme, se ti fermi a pensarci. Ma in quel momento avverti solo una strana beatitudine, e una vertigine leggera come vino frizzante. E col respiro che incespica, senza quasi accorgertene, stai già varcando la Soglia.</p>
<p>Era un pomeriggio di quelli, e io ero g(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/un-incubo-meridionale/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p><img src="http://www.leviagravia.it/?ak_action=api_record_view&id=155&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Carni d&#8217;arredamento &#8211; Parte 1</title>
		<link>http://www.leviagravia.it/2009/10/carni-darredamento-parte-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rose Gabarra</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-94" title="archi" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/archi-292x300.jpg" alt="archi" width="292" height="300" /></p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>Carni d’arredamento – Parte 1</strong></p>
<p> </p>
<p>Eric Sykes è un celebre architetto che da almeno una decina d’anni progetta imponenti edifici. Questi vengono realizzati dalla sua èquipe con una rapidità impressionante e lui si diverte a chiamarli &#8220;origami giganti&#8221;.</p>
<p>Eric ha la possibilità, grazie alla professione che considera “demiurgica”, di avviare la costruzione di opere titaniche. Inoltre, il pensiero di decorare con vari elementi architettonici gli esterni e gli interni di palazzoni lo fa sentire tremendamente <em>creativo</em>, lo fa sentire simile ad un regista che, dopo aver distribuito i propri attori nello spazio scenico, fornisce loro accattivanti maschere.</p>
<p>Un giorno, mentre si trova a trascorrere parte del suo tempo libero in giro per Washington, che si snoda tra delirii di luci serpeggianti e blocchi asciutti e geometrici, ad Eric accade qualcosa di originale. Mentre osserva dal marciapiede la conformazione(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/carni-darredamento-parte-1/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-94" title="archi" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/archi-292x300.jpg" alt="archi" width="292" height="300" /></p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>Carni d’arredamento – Parte 1</strong></p>
<p> </p>
<p>Eric Sykes è un celebre architetto che da almeno una decina d’anni progetta imponenti edifici. Questi vengono realizzati dalla sua èquipe con una rapidità impressionante e lui si diverte a chiamarli &#8220;origami giganti&#8221;.</p>
<p>Eric ha la possibilità, grazie alla professione che considera “demiurgica”, di avviare la costruzione di opere titaniche. Inoltre, il pensiero di decorare con vari elementi architettonici gli esterni e gli interni di palazzoni lo fa sentire tremendamente <em>creativo</em>, lo fa sentire simile ad un regista che, dopo aver distribuito i propri attori nello spazio scenico, fornisce loro accattivanti maschere.</p>
<p>Un giorno, mentre si trova a trascorrere parte del suo tempo libero in giro per Washington, che si snoda tra delirii di luci serpeggianti e blocchi asciutti e geometrici, ad Eric accade qualcosa di originale. Mentre osserva dal marciapiede la conformazione(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/carni-darredamento-parte-1/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p><img src="http://www.leviagravia.it/?ak_action=api_record_view&id=93&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Falsi miti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 15:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Neverseen</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[falsi miti]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-62" title="bugie" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/miti.jpg" alt="bugie" width="497" height="454" /></p>
<p>Un contributo di Alex Neverseen per riflettere sulle caratteristiche discriminanti dell&#8217;essere.</p>
<blockquote><p>Personalità entropica, per nulla resiliente al contrario della massa. E&#8217; questo il punto che distingue l&#8217;originale dal banale. Non si dev&#8217;essere geni per essere originali. L&#8217;entropia tira fuori tutto quel che non è stato sopito in precedenza, con forti energie.</p>
<p>Oggi è facile sputare fuori un&#8217;energia che nel tempo è cresciuta, e non vi sono più ragioni per mollare, al soglio della morte.</p>
<p>Quel che suona e risuona in testa è la ricerca costante dell&#8217;indefinito, impossibile obiettivo che racchiude la verità sull&#8217;esistenza.</p>
<p>Le ragioni sono chiaramente offuscate dall&#8217;irrisolutezza dei punti di partenza e di arrivo. L&#8217;illogico non può pretendere razionalità, e su questo si cala un triste sipario per tutti coloro i quali hanno creduto nel palese inganno del proprio limitato edonismo.</p>
<p>Futilità di una vita, rima(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/falsi-miti/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-62" title="bugie" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/miti.jpg" alt="bugie" width="497" height="454" /></p>
<p>Un contributo di Alex Neverseen per riflettere sulle caratteristiche discriminanti dell&#8217;essere.</p>
<blockquote><p>Personalità entropica, per nulla resiliente al contrario della massa. E&#8217; questo il punto che distingue l&#8217;originale dal banale. Non si dev&#8217;essere geni per essere originali. L&#8217;entropia tira fuori tutto quel che non è stato sopito in precedenza, con forti energie.</p>
<p>Oggi è facile sputare fuori un&#8217;energia che nel tempo è cresciuta, e non vi sono più ragioni per mollare, al soglio della morte.</p>
<p>Quel che suona e risuona in testa è la ricerca costante dell&#8217;indefinito, impossibile obiettivo che racchiude la verità sull&#8217;esistenza.</p>
<p>Le ragioni sono chiaramente offuscate dall&#8217;irrisolutezza dei punti di partenza e di arrivo. L&#8217;illogico non può pretendere razionalità, e su questo si cala un triste sipario per tutti coloro i quali hanno creduto nel palese inganno del proprio limitato edonismo.</p>
<p>Futilità di una vita, rima(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/falsi-miti/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p><img src="http://www.leviagravia.it/?ak_action=api_record_view&id=61&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Spazi</title>
		<link>http://www.leviagravia.it/2009/10/spazi/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 14:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Neverseen</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[spazi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-55" title="spazi" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/luogo.jpg" alt="spazi" width="357" height="400" /></p>
<p>Breve racconto di Alex Neverseen sui luoghi della resistenza e la resistenza dei luoghi.</p>
<blockquote><p>Immaginare la città ferma per un tempo indefinito, immaginarla morta per poi vederla rinascere era un’operazione difficile. Era difficile resistere all’onda sociale modellata secondo urgenze vane che avevano progressivamente indebolito le potenzialità della contemporaneità.</p>
<p>Le regole scandivano il tempo e, come per lo spazio, soffrivano dell’azione prodotta dagli animi più inquieti. Quelle regole erano insostenibili, ma la loro condivisione forzata le rendeva imprescindibili dal contesto che reggevano.</p>
<p>Come sfuggire a quell’onda che involontariamente si era resa così malvagia? Forse spegnendo il tempo, aveva realizzato dopo un inatteso sogno avvistato in un periodo di cambiamenti.</p>
<p>I cambiamenti sono frutto di combinazioni imprevedibili che occorrono sorprendentemente travolgendo un’esistenza apparentemente logica.</p>
<p>Certi sogni affamano di irrazionalità e al matt(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/spazi/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-55" title="spazi" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/luogo.jpg" alt="spazi" width="357" height="400" /></p>
<p>Breve racconto di Alex Neverseen sui luoghi della resistenza e la resistenza dei luoghi.</p>
<blockquote><p>Immaginare la città ferma per un tempo indefinito, immaginarla morta per poi vederla rinascere era un’operazione difficile. Era difficile resistere all’onda sociale modellata secondo urgenze vane che avevano progressivamente indebolito le potenzialità della contemporaneità.</p>
<p>Le regole scandivano il tempo e, come per lo spazio, soffrivano dell’azione prodotta dagli animi più inquieti. Quelle regole erano insostenibili, ma la loro condivisione forzata le rendeva imprescindibili dal contesto che reggevano.</p>
<p>Come sfuggire a quell’onda che involontariamente si era resa così malvagia? Forse spegnendo il tempo, aveva realizzato dopo un inatteso sogno avvistato in un periodo di cambiamenti.</p>
<p>I cambiamenti sono frutto di combinazioni imprevedibili che occorrono sorprendentemente travolgendo un’esistenza apparentemente logica.</p>
<p>Certi sogni affamano di irrazionalità e al matt(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/spazi/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p><img src="http://www.leviagravia.it/?ak_action=api_record_view&id=56&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La necessità</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 14:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Neverseen</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[necessità]]></category>
		<category><![CDATA[stile]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-52" title="confusione" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/8.JPG" alt="confusione" width="411" height="296" /></p>
<p>Considerazioni sul quotidiano di Alex Neverseen.</p>
<blockquote><p>La necessità è un obbligo morale, talvolta giuridico, spesso splendente per chi la esercita, nonostante sporadiche difficoltà di espletazione.<br />
Oggi giorno la necessità si manifesta secondo determinati input, civili o incivili, e obbliga dunque, chi non l&#8217;ottiene, a spropositate azioni di lotta per essere nel gruppo degli uomini-con-la-necessità, tutt&#8217;altro che necessari.<br />
Ritornando sui passi compiuti sin d&#8217;ora, la necessità implica retaggi di coscienza alterata, non simulati, espressione del luogo e dell&#8217;impasto coerente che oblitera l&#8217;ansia di chi, colpito nel mentre di un furtivo sospetto, rimane a guardare inetto e spreca così le onde tenui del proprio impasto celebrale.<br />
Illogicità eccellente, logica incoerente, frustrazione d&#8217;anima dei soliti malcapitati. Il tenore dell&#8217;essere spergiuro non dimostra placidi timori ma esegue, con cadenzato candore, movimenti di stile (...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/la-necessita/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-52" title="confusione" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/8.JPG" alt="confusione" width="411" height="296" /></p>
<p>Considerazioni sul quotidiano di Alex Neverseen.</p>
<blockquote><p>La necessità è un obbligo morale, talvolta giuridico, spesso splendente per chi la esercita, nonostante sporadiche difficoltà di espletazione.<br />
Oggi giorno la necessità si manifesta secondo determinati input, civili o incivili, e obbliga dunque, chi non l&#8217;ottiene, a spropositate azioni di lotta per essere nel gruppo degli uomini-con-la-necessità, tutt&#8217;altro che necessari.<br />
Ritornando sui passi compiuti sin d&#8217;ora, la necessità implica retaggi di coscienza alterata, non simulati, espressione del luogo e dell&#8217;impasto coerente che oblitera l&#8217;ansia di chi, colpito nel mentre di un furtivo sospetto, rimane a guardare inetto e spreca così le onde tenui del proprio impasto celebrale.<br />
Illogicità eccellente, logica incoerente, frustrazione d&#8217;anima dei soliti malcapitati. Il tenore dell&#8217;essere spergiuro non dimostra placidi timori ma esegue, con cadenzato candore, movimenti di stile (...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/la-necessita/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p><img src="http://www.leviagravia.it/?ak_action=api_record_view&id=49&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Retrospettive</title>
		<link>http://www.leviagravia.it/2009/10/retrospettive/</link>
		<comments>http://www.leviagravia.it/2009/10/retrospettive/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 10:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Neverseen</dc:creator>
				<category><![CDATA[prosa e racconti]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[retrospettive]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-65" title="vuoto" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/nudo.jpg" alt="vuoto" width="424" height="600" /></p>
<p>Una prosa inedita di Alex Neverseen</p>
<blockquote><p>penetrazione interrotta da un inidoneo flusso di coscienza.</p>
<p>dimostrazione lampante di un retaggio anacronistico.</p>
<p>e invece poteva essere soffice, tornando all&#8217;assoluto di un feroce abbandono necessario forse, limite della ragione, imperterrito nel perseverare.</p>
<p>giocava con il movimento e sentiva l&#8217;asprezza del cambiamento.</p>
<p>saltava su pensieri normali, per chiudersi all&#8217;inconscio, spesso brillante, altre volte latente.</p>
<p>il dovuto si confondeva quindi col potuto o quanto meno tentato.</p>
<p>la cultura che circondava l&#8217;accadimento era spesso più influente del cuore.</p>
<p>il respiro si faceva alterato, per abitudine o rinuncia.</p>
<p>le luci erano variabili, a seconda del caso, in quel caso.</p>
<p>il tempo era importante finché lo si considerava.</p>
<p>sentire il traguardo vicino e fermarsi ad allenare la propria abilità di resistenza era un frequente accadimento.</p>
<p>illudersi di compire un ob(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/retrospettive/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-65" title="vuoto" src="http://www.leviagravia.it/wp-content/uploads/2009/10/nudo.jpg" alt="vuoto" width="424" height="600" /></p>
<p>Una prosa inedita di Alex Neverseen</p>
<blockquote><p>penetrazione interrotta da un inidoneo flusso di coscienza.</p>
<p>dimostrazione lampante di un retaggio anacronistico.</p>
<p>e invece poteva essere soffice, tornando all&#8217;assoluto di un feroce abbandono necessario forse, limite della ragione, imperterrito nel perseverare.</p>
<p>giocava con il movimento e sentiva l&#8217;asprezza del cambiamento.</p>
<p>saltava su pensieri normali, per chiudersi all&#8217;inconscio, spesso brillante, altre volte latente.</p>
<p>il dovuto si confondeva quindi col potuto o quanto meno tentato.</p>
<p>la cultura che circondava l&#8217;accadimento era spesso più influente del cuore.</p>
<p>il respiro si faceva alterato, per abitudine o rinuncia.</p>
<p>le luci erano variabili, a seconda del caso, in quel caso.</p>
<p>il tempo era importante finché lo si considerava.</p>
<p>sentire il traguardo vicino e fermarsi ad allenare la propria abilità di resistenza era un frequente accadimento.</p>
<p>illudersi di compire un ob(...)  <a href='http://www.leviagravia.it/2009/10/retrospettive/' rel="nofollow"><b>CONTINUA...</b></a></p><img src="http://www.leviagravia.it/?ak_action=api_record_view&id=76&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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